Il commercio italiano di uva da tavola, che inizia tra giugno e luglio e continua fino alla fine di dicembre, raggiunge l’apice, in termini di vendite e consumo, in settembre, mantenendo tuttavia elevati i propri livelli per tutto il mese di novembre. Secondo l’Istat, l’Italia destina all’esportazione dalle 450 mila alle 500 mila tonnellate di uva da tavola ogni anno, corrispondente a oltre un terzo della produzione interna. Perciò l’uva è un prodotto che può essere inserito nella lista dei prodotti “orientati all’esportazione”, come le mele e i kiwi, con flussi di esportazione che hanno raggiunto picchi di oltre 700 mila tonnellate all’inizio del 2000. La produzione di uva da tavola è rimasta piuttosto stabile negli ultimi anni. L’Italia mantiene il primato nello scenario produttivo europeo, seguita dalla Spagna e dalla Grecia. Circa il 70% della produzione è concentrata in Puglia e un 25% in Sicilia. Altre regioni produttive detengono un certo ruolo di rilievo, anche se sono chiaramente inferiori rispetto ai distretti pugliese e siciliano: Lazio e Basilicata, con una produzione di circa 20 mila tonnellate, seguite dalla Sardegna con un po’ più di 10 mila tonnellate. In termini di ettari investiti, l’uva occupa una superficie di oltre 70 mila ettari in Italia. Il mercato tedesco rimane il principale sbocco commerciale, con circa un quarto di tutte le esportazioni. Altri importanti importatori sono Polonia e Francia, che ricevono circa il 10-15% delle esportazioni italiane, Spagna (5%), Svizzera (5%), Repubblica Ceca (5%), Regno Unito (4%) e Russia (4%). La quota dei due principali mercati stranieri insieme rappresenta il 38% del volume complessivo di export, mentre il restante 62% è distribuito tra oltre 60 differenti Paesi, molti dei quali non appartengono all’Unione europea.

La Puglia è sempre stata apprezzata per la sua eccellente capacità produttiva, poiché ha sempre risposto alle richieste della distribuzione, con rispetto dei requisiti di qualità, come il colore, il grado Brix, il calibro e la forma dei grappoli. Il punto di forza della produzione pugliese è la qualità e in questo senso gli sforzi che gli imprenditori locali fanno per cercare di trovare il giusto equilibrio tra l’intensa richiesta di qualità e l’elevato costo di produzione dovrebbe essere riconosciuta. Ma c’è di più: l’intraprendenza e l’innovazione varietale sono caratteristiche della Puglia di oggi, con imprenditori che hanno sviluppato e presentato progetti di ricerca e innovazione per nuove varietà, insieme a organizzazioni sperimentali locali e internazionali. Un buon esempio è dato dalla crescita nell’area dedicata alla coltivazione di uva senza semi, che attualmente rappresenta circa il 10% dell’area totale dedicata alla coltivazione di uva da tavola nella regione (circa 4.500 ettari).