Gli investimenti mondiali in kiwi ammontavano a circa 70 mila ettari nei primi anni ’90. La stima attuale si aggira intorno ai 140 mila ettari, di cui circa la metà sono localizzati in Cina. La produzione in Cina sta crescendo, da circa 200 mila tonnellate nei primi anni del nuovo millennio a più di 450 mila tonnellate. La maggior parte della fornitura proviene da piantagioni familiari e i parametri sulla qualità richiesti dell’export sono ancora ben lontani dall’essere rispettati. In realtà, la coltivazione della varietà più attuale, la Hayward – sebbene sia in crescita – copre solo circa 10 mila ettari. Se non considerassimo la Cina, la produzione mondiale di kiwi avrebbe sofferto un forte declino nei primi anni ’90, a causa delle dure crisi del mercato. Tuttavia, c’è stata un’inversione della tendenza dal 2000 che ha condotto a un incremento del 20% delle superfici coltivate, per un totale di circa 70 mila ettari.

L’Italia produce il 70% dei kiwi dell’Emisfero Nord, confermando così la propria posizione di leader mondiale. Una produzione di 460 mila tonnellate pronta per la vendita nella campagna 2011/12 (+12% rispetto al 2010/11) conferisce all’Italia il primato nella produzione dei kiwi in Europa, con esportazioni che ammontano al 75%. La Grecia si piazza seconda a una considerevole distanza, con stime sulla produzione di 85 mila tonnellate e di esportazione dell’80%. 70 mila tonnellate dovrebbero essere prodotte in Francia, di cui il 30% è destinato all’export. La produzione è in crescita anche in Iran: stime attuali si attestano sulle 90-100 mila tonnellate, con un 25% esportato nelle aree limitrofe come la penisola araba. Il calendario commerciale del kiwi è compreso tra novembre e maggio nell’Emisfero Nord. Il Lazio con la provincia di Latina è ancora il produttore numero uno in Italia di kiwi (7.200 ettari); il Piemonte con la provincia di Cuneo è il secondo (4.950 ettari); al terzo posto si posiziona il Veneto (3.200 ettari), con la provincia di Verona; infine troviamo l’Emilia Romagna (3.250 ettari).